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Articolo tratto dalla rivista n. 11 Anno 136 Novembre 2000 (pag. 9)

COSENZA E PROVINCIA 
FRA PRIMATI E ARRETRATEZZE

Mito e realtà, paesaggi incantevoli e così diversi, una terra fertile che potrebbe diventare la piccola California del Mezzogiorno d'Italia.
Al di là delle biografie così opposte bisogna considerare che lo sguardo del visitatore, ancora oggi,
indugia sugli stessi colori di ieri, sulle montagne che si somigliano, sulla nostalgia che non svanisce, di quello che poteva essere e non è stato; sulla politica, di ieri e di oggi, che ripete errori e orrori e sulla gente che continua a sperare in un miracolo di San Francesco da Paola. Quattro fattori su cui dovrebbe giocarsi il futuro di Cosenza, città antica e calda, cresciuta disordinatamente, che emana la sostanza stessa dei suoi fiumi pigri nell'attesa, di voli e suoni di uccelli, dove l'auspicio di una vita migliore muore come i sogni che muoiono all'alba. Ma i ricordi sopravvivono e il nuovo "resta" nascosto dalle montagne della Sila e del Pollino, dalle coste stupende dei suoi mari; nella solitudine dei suoi abitanti e del tempo che passa veloce sopra un contesto generale privo di ogni laboratorio culturale, nel quale, piccole industrie, a carattere prevalentemente familiare, stentano per il necessario, umiliate dalla prosperità del Nord e dalla stampa locale che non riesce a creare una conoscenza collettiva e neanche a determinare l'impulso e l'innovazione verso una crescita economica.
E così, fra morti ammazzati, morti naturali e partenze di bastimenti per terre assai lontane i paesi si svuotano e i bambini, capitale umano e forza lavoro, durante lo scorrere degli anni diventano sempre più rari, perché anche l'amore è diventato qui un prodotto della disattenzione generale e della moda dell'usa e getta; e i valori della democrazia solo potere di discussione e non simboli di unità e di convivenza civile.
Cosenza, come Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e Reggio Calabria - è bene scriverlo - insieme alle rispettive province, sono realtà dove tutto è eccessivo: distanze, ambizioni, amori e rancori. Un complesso di caratteri e di rapporti distintivi nel quale si vive tuttora tra ricchezze e miserie e dove il potere si esercita senza infamia e senza lode, proprio per questa estraneità ai problemi della regione, delle province, delle città e dei paesi. Una dispersione di risorse, che aumenta la profonda dissimmetria esistente fra Nord e Sud, fra due società: quella del Nord che rivendica alti tassi di sviluppo e un progressivo benessere e un Sud ripiegato su se stesso ad aspettare l'intervento dello Stato.

Ingrandimento delle copertine Per dotare Cosenza e la sua provincia di risorse, strumenti e capitale, occorre una nuova politica di entità e qualità appropriate ad un sistema di riordino delle strutture esistenti e finalizzate alla creazione di altre, alla valorizzazione del suo patrimonio artistico-culturale, del suo meraviglioso litorale creando alberghi; delle sue belle campagne, da sfruttare meglio; combattere l'individualismo per consentire la realizzazione di piccole e medie industrie a beneficio dell'interesse comune e dell'occupazione.
Cosenza, porta della Calabria, è una città che ha dato in tutti i tempi un apporto di alta cultura e di alta spiritualità all'Italia, che pochi conoscono. Basta ricordare Giovanni Paolo Parisio, detto il Parrasio, umanista celebre, il quale insegnò lettere a Roma, Padova, Vicenza, Venezia, Milano, contribuendo efficacemente, col suo insegnamento, al rinnovamento degli studi giuridici. Fondatore dell'Accadernia Cosentina vivaio di uomini insigni, al di sopra di tutti, Bernardino Telesio, chiamato da Bacone il primo degli uomini moderni, la cui opera De rerum natura iuxita propria principio volse le menti all'umanesimo. Opera, che pur stabilendo una netta separazione tra fede e ragione, sostiene l'accettabilità sic et simpliciter della Rivelazione e non esclude che nella natura si intraveda il riflesso di un essere superiore.
Nei riguardi etici, la cui summa, dei principi sulla morale eroica del sacrificio, in netto confronto con la teoria utilitaristica, esercitò notevole influenza su Tommaso Campanella, il filosofo di Stilo (CZ), e sul pensiero filosofico posteriore.
Terra di tristi e dolorosi periodi di servaggio straniero e di decadimento economico, Cosenza e la sua provincia ebbero dai Normanni, dagli Svevi e segnatamente da Federico II una lunga fase di vita ordinata e florida che ne favorì gli scambi, l'agricoltura e le industrie artigianali.
Delle dominazioni, delle alluvioni e dei terremoti, che l'hanno più volte distrutta, restano solo vestigia disseminate un po' in tutto il suo vasto territorio, ma della sua stagione migliore solo un ricordo lontano e perduto, un'aspra dolcezza, una storia sofferta e intricata. Se chiedete ai cosentini dove sia l'anima dell'economia di un tempo della loro città, con ogni probabilità il 70% vi risponderà che sta nell'impiego statale o nell'emigrare al Nord, correndo con il pensiero alle discoteche, su cui, oggi, città e paesi hanno fondato le proprie illusorie fortune.
I tempi, è vero, sono cambiati, che a loro non importa niente delle radici: di Cosenza aggrappata al colle Pancrazio e adagiata entro una cornice di alture, di medie proporzioni, nella valle del Crati, che nel 410 sotto le sue mura mori Alarico, re dei Visigoti, sepolto, secondo una tradizione, coi suoi tesori nel letto del fiume Busento; che la provincia occupa la parte più settentrionale della Calabria ed è la più estesa delle quattro consorelle; che Cosenza ed il suo esteso territorio siano un concentrato di storia e di natura sullo sfondo di due mari, il Tirreno e lo Jonio, e che ha altro da offrire a chi voglia conoscerla e amarla; percorrere le sue strade alla ricerca di valori perduti altrove: la severità della fede religiosa, la tenacia dei loro padri migliori e il loro attaccamento al lavoro, tra fantasia creatrice e senso della famiglia e del costume, ovunque abbiano operato.
Anche i nomi dei paesi hanno un che di poesia nella luminosità tipica e dorata del Tirreno e dello Jonio: da Diamante a Belvedere, da Amantea a Cetraro, da Rossano a San Giovanni in Fiore, da Paola a San Marco Argentano a Sibari. E così i colli ridenti di ulivi; le pianure colorate di verdi vigneti e di prati da pascolo, di fichi, di orti tinti del rosso dei pomodori, di cedri delicati e aulenti; di alteri monti di querceti, di pini odoranti delle essenze del vicino Pollino che si eleva a 1800 metri di quota e del Botte Donato che raggiunge i 2000.
Un piccolo mondo, quello della Calabria, vero e non ancora del tutto perduto, calato nella cultura e nell'arte, da ridisegnare nella sua identità espressiva e nel suo ruolo, che con 780 chilometri di costa e 450 mila ettari di foreste pongono la regione tra le prime quattro d'Italia.
Una terra, Cosenza e la sua provincia, da conoscere e ammirare ma soprattutto da respirarla, senza fretta, nei suoi limpidi mari dai colori dell'arcobaleno, nelle spiagge solitarie di frivolezza spiritosa, di colorita eleganza e di attività ricreative; nella magia della Sila Grande e ricca di rigogliose pinete; sul monte Botte Donato, rivestito da faggi, che sembra galleggiare su un mare di ridenti colline; nel suo clima meravigliosamente mediterraneo. Ma soprattutto da gustare nella sua produzione artigianale dei suoi pregiati salumi, fichi imbottiti, olio vergine, vini, dolci e nelle sue dimensioni di vita ancora autentica. Un variegare di itinerari che ti invitano a scoprire i suoi borghi dimenticati, i mistici luoghi dello spirito nascosti in angoli austeri, che spandono serenità, vita, forza, tra panorami fascinosi, splendori e bellezze incontaminate, tradizioni di feste legate a riti paesani e folkloristici. Scopo di questo reportage è quello di ripercorrere la storia dell'economia di Cosenza e della sua provincia, attraverso documenti dell'archivio della Camera di Commercio Industria Agricoltura Artigianato, che possono far luce sulla sofferta storia dei primati e dell'arretratezza di questo capoluogo, un tempo l'Atene d'Italia, e dei centri che le fanno degna corona e capire se aristocrazia, borghesia e lavoratori di ogni genere e, soprattutto, politici, sono decisi ad allinearsi alle città ed ai paesi del nord Italia ed europei, quindi, a fronteggiare le sfide economiche del 2000. Ma per realizzare questo sogno possibile occorre che ogni categoria ritrovi la grande anima comune, partendo proprio dal cuore antico con la voglia ardente di ridare a Cosenza la sua predisposizione di porta della Calabria commerciale e delle industrie terziarie e tecnologiche diversificate, per lo sfruttamento in loco dei suoi prodotti limitatamente ai settori, agricolo, caseario e della lavorazione della carne suina insaccata. Ma, anzitutto, occorre sviluppare le potenzialità turistiche che Cosenza ha e che possono giocare un ruolo di primissimo ordine nella crescita dei servizi e delle imprese a sollecitare investimenti in casa e all'estero. Troppo facile sarebbe scrivere sulle cause del già vissuto, cioè dei passato che agli uomini non è dato rivivere. Eppure nel suo ombelico di corso Telesio, lastricato di pietre secolari, c'è l'alfa e l'omega della sua storia verso il niente o meglio verso il penultimo tram perduto. Una testimonianza fuori da ogni luogo comune, che citiamo per il rapporto speciale che ci lega alla capitale del Bruttium. Basta col piangere sul latte versato o sulle occasioni mancate. Bisogna rimboccarsi le maniche e affrontare la situazione con coraggio, determinazione e progetti seri per creare un felice rapporto tra l'uomo e la natura di una terra, a torto, definita ingrata in un mare di verde e di libertà.

Italicus

 

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