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Articolo tratto dalla 12 anno 136 Dicembre 2000 (pag. 13 )


IL NATALE NELL’ARTE

Un'antica quanto infondata leggenda fa di San Luca il primo pittore cristiano. Ma il terzo Evangelista era invece un medico. Scrisse, non dipinse. Qualche merito artistico l'ebbe lo stesso, dettando il testo dal quale dovevano nascere tutti i Presepi dell'arte.
"Ora, in quei giorni, uscì un editto di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l'Impero   .....
Tutti partivano per farsi iscrivere, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe salì dalla Galilea, dalla città di Nazaret, in Giudea, alla città di David, chiamata Betlem... per farsi iscrivere con Maria, sua sposa, che era incinta.
"Ora, mentre essi si trovavano là, giunse per lei il tempo del parto, e partorì il suo figlio primogenito, e lo avvolse in fasce e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo".
Della scena, San Luca, dà un solo particolare: la mangiatoia. Non parla né di grotta né di stalla. Nomina soltanto la mangiatoia. Ma se il Bambino giace in una mangiatoia, vuol dire che Giuseppe, non trovando posto nell'albergo, aveva rifugiato Maria in una stalla. E la stalla, quasi sicuramente, era formata da una grotta, perché le stalle, in Oriente e particolarmente in Giudea, erano e sono tuttora grotte naturali frequenti nel terreno tufaceo. Così, dalla mangiatoia, unico particolare citato da San Luca, gli artisti ban potuto immaginare la natività di Gesù in una stalla, e precisamente, in una stalla a grotta.
Personaggi della scena: il Bambino, la Madonna, San Giuseppe, l'Angelo che veglia, i pastori. 1 primi artisti cristiani, con questi personaggi, dovettero comporre il Presepio, nel paesaggio della stalla a grotta.
I laboratori artistici pagani avevano già pronte alcune figure per il Presepio cristiano: putti fasciati, matrone sdraiate, senatori in toga, geni alati, pecore e pastori. Non fa meraviglia trovare le prime Natività in stile ancora pagano. In mezzo, distesa, una giunonica Madonna. Sopra di lei, il Bambino fasciato e posto in un cassoncino che fa da mangiatoia. Da un lato, a sinistra, San Giuseppe in toga. Dall'altro lato, a destra, l'Angelo che appare ai pastori. Scena estremamente semplice e chiara, divisa e spartita dalla giacente puerpera. Se non che, a guardar bene, si notano in questa primitiva scena due intrusi, di cui San Luca non fa parola. Due animali: un asino e un bue. Si è pensato che l'apparizione dei due animali avesse carattere naturalistico e intento poetico. Se Gesù nacque in una stalla, la grotta non doveva essere vuota. Due animali ai lati del Salvatore rappresentavano l'estrema umiltà della sua nascita. Più tardi venne immaginato un tenero particolare: che i due animali avessero riscaldato col loro fiato il Bambino tremante.
Tutte bellissime poetissime leggende, che non hanno però nessun fondamento religioso. Se nella scena, fin dai primi tempi, entrarono i due famosi animali, il loro nome si deve trovare infallibilmente nella Scrittura Sacra. Se gli animali non sono nominati da San Luca, se non si leggono nel Nuovo Testamento, bisognerà cercare nel Vecchio Testamento. Ed ecco che fra le profezie di Isaia, si legge: "Il bue conosce il suo padrone e l'asino la mangiatoia del suo Signore". Fra quelle di Abacue poi si legge ancor più esplicitamente: "Tu ti manifesterai in mezzo, a due animali".
Non ci può essere dunque alcun dubbio. Il bue e l'asino non sono entrati nel Presepio per ragioni di verismo, ma per ragioni di Scrittura; non fan parte di un episodio idillico, ma hanno un significato polemico. Con la loro presenza ripetono agli increduli le parole di Isaia: "Il bue conosce il suo padrone, e l'asino la mangiatoia del Signore, ma voi non avete riconosciuto in Gesù il padrone del mondo e il Signore dell'universo".
Non basta. In molte Natività dei primi secoli, oltre ai due tradizionali animali, appaiono due donne affaccendale attorno al Bambino, che nella scena appare due volte: nella mangiatoia, accanto alla Madre, e nella vasca da bagno, in mezzo alle donne. La cosa è veramente strana. Come può esser sorta nella fantasia dell'artista, l'idea di un bagno in pieno inverno e in una stalla? E quelle donne chi sono, e da dove sono venute? Il parto della Vergine non ebbe bisogno di nessuna levatrice. San Luca, come non parla dei due animali, così non parla delle due donne. Ma se non ne parla lui, ricorriamo agli apocrifi e nello pseudo Matteo troveremo il racconto di Zelomi e Salome, che assistono al parto della Madonna. Una di esse, Salome, sempre secondo l'apocrifo, dubita persino della verginità di Maria. Per punizione le si paralizzano le braccia, ma nato il Bambino e sparito il dubbio, ella riacquista l'uso delle braccia, ed eccola, con la compagna, affaccendarsi attorno al neonato.
Questo è lo schema delle prime Natività, divise in due scene: in alto, quella della mangiatoia coi due animali che adorano il Bambino; in basso, quella del bagno con due donne che servono il neonato. Due scene che soltanto un grande scultore riuscì a fondere in un'unica, mirabile composizione. Niccolò Pisano, nel pergamo del Battistero di Pisa, rappresentò in un pannello la Natività con perfetta coerenza plastica, ma con un carattere fortemente romano.
Perché il Presepio acquistasse una intimità più cristiana e una delicatezza più affettuosa, doveva venire San Francesco, con la sua tenera devozione per il Bambino Gesù. La notte di Greccio, con San Francesco che "al nominare che faceva il Bambino divino, si lambiva con la lingua le labbra", ebbe un grande riflesso sull'iconografia natalizia. Basterà guardare, nella chiesa superiore di Assisi, la scena della Natività dipinta da Giotto.
La Madonna non sta più giunonicamente adagiata sul fianco. Si è alzata a sedere; ha preso con le due mani il suo fantolino e se lo sta guardando con tenerezza materna. Anche qui ci sono le due donne del bagno, e una di esse tende le braccia al bambino, forse chiamandolo per nome, mentre l'altra, anche più ardita, si permette una confidenza davvero inaspettata; gli tintilla il nasino con un dito!
Qui Gesù non è più adorato; E' vezzeggiato. E perché la scena non abbia più nulla di triste, sparisce la grotta in ombra, e al suo posto sorge una capanna leggera, aerea, diremmo quasi estiva; La Natività è un evento di gioia, di luce e di serenità. Il cielo è corso da tanti Angeli lieti, e la terra è coperta di tante allegre bestiole.
Si esca da San Francesco di Assisi e si entri nella Cappella dei Medici a Firenze. E' vero che nel tragitto è passato più di un se colo, ma che cosa è accaduto nell'arte cristiana? Sull'altare della cappella, fra Filippo Lippi ha dipinto Gesù Bambino completamente nudo, adagiato sopra un prato dipinto. Scomparsa la mangiatoia, è scomparsa la stalla, scomparsa la grotta, la scena è quella di un bosco attraverso il quale filtra una luce di leggenda. La festa è tale, attorno a questo bimbo sgambettante sopra un prato, che Benozzo Gozzoli, chiamato a completare la scena, ha bisogno di tre intere pareti di affreschi. Turbe d'Angeli volano tra le nuvole, sfiorano le cime degli alberi. Schiere di Angeli scendono in terra, tra aiuole fiorite. Squadre di Angeli s'inginocchiano sul tappeto dei fiori.
E mescolati agli Angeli volanti, agli Angeli giardinieri, agli ,Angeli adoranti, uccelli d' ogni specie, piante di ogni essenza, fiori di ogni varietà. La Natività è davvero la gloria del cielo e la letizia della terra. Non passerà molto e diventerà addirittura una festa mondana. Dagli angoli della scena, una folla di personaggi profani invaderanno il quadro. Nelle Natività di Domenico Ghiriandaio, di Sandro Botticelli, il nucleo religioso sarà ridotto al minimo, mentre l'accessorio, addirittura il profano, occuperà la maggior parte dello spazio.
Chi sono tutti quei personaggi, in abiti sfarzosi, in pose compiaciute, che si raggruppano elegantemente attorno a Gesù Bambino? Sarà inutile andarli a cercare nei Vangeli canonici oppure nei Vangeli apocrifi. Se si vorranno identificare, bisognerà scorrere le cronache del tempo. Sono infatti i signori della città, i ricchi mercanti, gli umanisti e gli stessi artisti, che si compiacciono di ritrarsi fra i potenti del mondo.
La nascita di Gesù, nel Rinascimento, è un, pretesto per la celebrazione della potenza e della ricchezza. Se non è una profanazione, è certo una cosa che ha molto del profano. Gli artisti, che seguono docilmente il gusto del tempo, non se ne accorgono, ma se ne accorge un frate, fra Girolamo Savonarola, che grida dal pulpito di San Marco: "Voi dipintori fate male; che se poi sapessi li scandali che ne segue, e quello che so io, voi non le dipingereste. Voi mettete tutte le vanità nella chiesa!".
Un solo artista, il più sensitivo e spirituale, scosso dalle parole del frate, avverte la vanità di quella pittura profana. Sandro Botticelli, dopo aver dipinto Natività piene di estranei personaggi, convertitosi al piagnonismo, compone una Natività fortemente allegorica, dove il Bambino non è più al centro di un mondo mondano, ma si trova al centro della lotta fra il bene e il male. Angeli abbracciano uomini di buona volontà, mentre diavoli si rintanano nelle screpolature della roccia.
E' tempo ormai di divisione. Gesù torna ad essere segno di contraddizione. Martin Lutero, fra poco, porterà nella coscienza cristiana la spada dell'eresia già annunciata dal Savonarola. Ed ecco allora che ogni dilettazione episodica sparisce. Soltanto l'amore per Gesù, soltanto la sua adorabile divinità può dare ai Santi la forza di resistere e di vincere. Perciò l'arte del Cinquecento e del Seicento dimentica ogni descrittivismo; abbandona la piana narrazione e assume il tono e il rilievo dell'apologia. Contro l'eresia che divide la natura dalla Grazia, l'arte sublima la natura per mezzo della luce. Il corpo di Gesù, cioè del Dio incarnato, acquista un soprannaturale splendore. E' un grumo di luce che brilla in mezzo alla scena e respinge le ombre ai margini del quadro.
Nascono così i capolavori del Correggio e dei Tintoretto, nei quali il Bambino Gesù è come un'ostia fulgidissima offerta per la redenzione del mondo. Nascono i Presepi tutto miracolo, senza più leggenda; quei Presepi che oggi ci sembrano alquanto enfatici, ma che rappresentano invece il vertice di un'arte che gareggia con l'estasi. L'evento del Natale nel mezzo della notte, assume il significato mistico del divino che scende nell'umano; dell'eternità che viene a vivere nel tempo. Significa la luce della redenzione che brilla improvvisamente nelle tenebre della perdizione. La scintilla della speranza, che incendia sulla terra gelata la fiamma della divina carità.

 Piero Bargellini
 

 

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